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Non andare al mare, pensa al mare e vota SI

Negli ultimi tempi stanno accadendo cose che in un Paese democratico non si dovrebbero mai verificare.

Per timore che al referendum che si terrà il prossimo 17 aprile possa vincere il SI, il Presidente del Consiglio, i suoi ministri ed il partito di governo, attraverso la tv pubblica invitano a disertare il referendum, esortando i cittadini a non esercitare il loro diritto di voto.

Il timore di poter raggiungere il quorum è dimostrato anche dal fatto che il Consiglio dei Ministri abbia evitato l’election day: avremmo potuto votare insieme alle amministrative tra un mese ed invece spederemo oltre 300 milioni in più di soldi delle nostre tasse, perchè il governo non vuole che gli Italiani si esprimano!!!

Il Movimento 5 Stelle si è da subito schierato in favore dell’ambiente e della democrazia. Anche a Velletri gli attivisti si sono adoperati, insieme al coordinamento costituitosi, per fornire l’informazione necessaria ai cittadini.

Nelle settimane scorse sono stati molti i volantinaggi e sabato 9 aprile, nel comizio congiunto con associazioni e pochi (due) partiti politici, si è e pronunciata a gran voce la Senatrice Elena Fattori, denunciando il grave pericolo per la democrazia.yVuTFwAI

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Ma perchè tutto ciò? A cosa serve esattamente questo referendum?

Serve a cancellare un regalo fatto alle compagnie petrolifere che oggi possono estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia nei nostri mari senza limiti di tempo.

Qualsiasi legislatore giusto prevederebbe una scadenza per le società private che sfruttano beni appartenenti allo stato, nel nostro paese invece è necessario un referendum.

Grazie proprio al referendum il governo è dovuto tornare indietro su alcuni punti del decreto Sblocca Italia del 2014:

1. le attività di ricerca ed estrazione non sono più strategiche;

2. ha restituito voce a territori, regioni ed enti locali, mentre prima le decisioni erano state centralizzate;

3. ha reso operativo il divieto a nuove attività entro le 12 miglia nel mare italiano.

Il voto del 17 aprile serve a definire l’aspetto mancante della durata delle concessioni.

Vi sono alcuni punti del no da sfatare:

1. NON E’ DEL TUTTO VERO CHE NUOVE TRIVELLAZIONI SONO IMPOSSIBILI

Attualmente la legge non consente che entro le 12 miglia marine siano rilasciate nuove concessioni, ma non impedisce, invece, che a partire dalle concessioni già rilasciate siano installate nuove piattaforme e perforati nuovi pozzi.

Un esempio concreto è dato dal caso di VegaB, la nuova piattaforma prevista nel canale di Sicilia nell’ambito di una concessione già esistente (dove già opera la piattaforma VegaA) e posta meno di 12 miglia da un’area protetta. Tale piattaforma, se vince il NO, molto probabilmente sarà realizzata proprio per arrivare a fine vita del giacimento. Se vince il Si, invece, il titolo andrà a scadenza nel 2022 e non ci saranno i tempi per realizzare il nuovo impianto. Una vittoria del SI in Sicilia avrebbe, quindi, un notevole risultato.

2 – VOGLIONO CONVINCERCI CHE LE PIATTAFORME SIANO UN’ECCELLENZA DI TECNOLOGIA, SICUREZZA E NON ABBIANO IMPATTI SUL MARE E SULL’AMBIENTE – FALSO

Le piattaforme sono delle attività industriali a tutti gli effetti. Non si può parlare di attività a impatto zero. Oltre il rischio di incidenti ci sono poi gli impatti nelle attività di routine. L’attività stessa della piattaforma può rilasciare in mare sostanze pericolose per l’ecosistema. Le tecnologie di ricerca incidono sulla fauna marina e sulla pesca. Nell’alto Adriatico l’estrazione di gas provoca perdita di sedimenti nel sottosuolo generando un abbassamento della superficie topografica fino ad un centimetro l’anno, con erosione delle coste e delle spiagge.

3 – VOGLIONO CONVINCERCI CHE CHIUDERE LE PIATTAFORME VUOL DIRE MAGGIORI IMPORTAZIONI DA RUSSIA E PAESI ARABI E MAGGIORE TRAFFICO DI NAVI PETROLIERE E GASIERE – FALSO

Il contributo delle attività entro le dodici miglia, pari al 3% dei nostri consumi di gas e meno dell’1% di petrolio, risultano alquanto inutili ai nostri fini energetici.

Questo contributo è compensato inoltre dal calo dei consumi; in particolare negli ultimi 10 anni anche la produzione si è ridotta del 43% per la riduzione dell’attività del settore.

4 – CI RACCONTANO CHE IL 65% DEL GAS VIENE DALLE PIATTAFORME IN MARE, NON È VERO CHE PARLIAMO DI “POCA COSA” – FALSO

L’incidenza della produzione delle piattaforme a mare ENTRO le 12 miglia è stata di meno dell’1% rispetto al fabbisogno nazionale.

5 – CI DICONO CHE LE FONTI RINNOVABILI SONO BELLE, MA COSTANO IN BOLLETTA E OGGI NON SONO UNA REALTÀ – FALSO

Le rinnovabili hanno permesso di ridurre drasticamente il prezzo dell’energia elettrica portando concorrenza nel mercato. Il 40% di energia prodotta ha fatto crollare il prezzo al mercato dell’energia.

Oggi il solare potrebbe andare avanti anche senza incentivi. Basterebbe aprire all’autoproduzione e alla distribuzione locale, che però in Italia è tassata e vietata.

6 – VOGLIONO CONVINCERCI CHE IL SI AL REFERENDUM FAREBBE PERDERE CIRCA 11 MILA POSTI DI LAVORO DIRETTI E 21 MILA DI INDOTTO – FALSO

Chi paventa la perdita di posti di lavoro per colpa del referendum non dice che il settore dell’estrazione di gas e petrolio è già in crisi nel mondo e in Italia da diversi anni, indipendentemente dal referendum.

Secondo ultimi rapporti, il 35% delle compagnie petrolifere a causa del crollo del prezzo del petrolio è ad alto rischio di fallimento nel 2016, con un debito accumulato complessivamente di 150 miliardi di dollari.

Nessuno si preoccupa infine di dire che l’unico modo per garantire un futuro occupazionale duraturo a queste persone sia quello di investire in innovazione industriale e in una nuova politica energetica.

I settori delle rinnovabili e dell’efficienza energetica potrebbero generare, invece, almeno 600mila posti di lavoro

A CHI AFFERMA CHE PROPRIO PER LE CIFRE BASSE NON VALGA LA PENA

rispondiamo che la sovranità del popolo non può essere delegata, e che una espressione per il SI, seppure non significativa nei numeri, darà un indirizzo al governo che il popolo italiano vuole concentrare le forze sulle energie rinnovabili.

E’ importante che ciascun cittadino cerchi le informazioni necessarie ed esprima la sua opinione, perchè l’atto di andare a votare dimostrerà che gli Italiani credono ancora nella democrazia e vogliono esserne una parte attiva.

Invece di andare al mare, andate a votare pensando al Mare: il mare voterebbe SI!!!

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