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Proiezione di Fuoco Amico organizzata dal M5S presso l’associazione Ossigeno: vogliamo la verità sul caso Cervia e sui traffici di armi

Non troppo tempo fa, negli anni ’90, un uomo è stato privato degli affetti e sradicato dalla sua famiglia perché serviva a chissà chi per fare chissà cosa. Conoscere questa storia è importante: Davide Cervia si era trasferito da poco a Velletri con la sua famiglia, era uomo giovane, con due bambini piccoli e una moglie meravigliosa, che è stato deportato contro la sua volontà a causa del suo genio e della sua intelligenza. La sua bravura è stata la sua rovina.

L’ipotesi più accreditata è che sia stato venduto insieme ai sistemi di guerra elettronica che solo lui era in grado di pilotare, come un mero accessorio. Un accessorio però infinitamente prezioso per chi aveva acquistato quelle armi, ma non era in grado di farle funzionare a dovere.

Quanto vale la libertà di un uomo? Per chi è stato complice del sequestro, per chi ha chiuso entrambi gli occhi e si è voltato dall’altra parte, per chi ha depistato le indagini e ha fornito false documentazioni, vale meno di zero. Dopo venticinque anni la verità è ancora nascosta, i documenti secretati, i responsabili ignoti. Il processo che la famiglia e gli amici di Davide aspettano da anni forse non si farà mai perché su di esso incombe la prescrizione.

Il Movimento 5 stelle ha preso particolarmente a cuore questa storia e ha intenzione di battersi in parlamento affinché l’ingiustizia che ha subito Davide Cervia non venga dimenticata e sia finalmente scoperchiata tutta la verità sul caso.

Domenica 13 dicembre il Movimento 5 stelle di Velletri ha organizzato, presso l’associazione Ossigeno, la proiezione gratuita del film “Fuoco Amico: la storia di Davide Cervia” e un dibattito successivo alla visione al quale hanno preso parte Marisa Gentile, moglie di Davide Cervia, Giulia Piccione, produttrice di Fuoco Amico, Vito Crimi, senatore del Movimento 5 Stelle e membro del Copasir, e il giornalista Andrea Palladino. Il dibattito è stato presentato e moderato dal consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Paolo Trenta.

Sono le cinque del pomeriggio e il piccolo teatro comincia ad accogliere coppie d’anziani, famiglie con bambini e qualche giovane. Marisa Gentile è la prima ad arrivare, alla famiglia Cervia e agli altri ospiti invitati è riservata la prima fila. Presenti tra gli invitati anche Elena Fattori, senatrice del Movimento 5 Stelle, e Silvana De Nicolò, portavoce della regione Lazio per il Movimento 5 Stelle. Assente invece Angelo Tofalo, parlamentare del Movimento 5 Stelle e membro del Copasir, a causa di un impegno improrogabile in Commissione. Ben presto tutti i cento posti sono occupati. Si spengono le luci, comincia il film, e la sala si chiude in rispettoso silenzio: gli occhi di tutti sono puntati sullo schermo.

Negli occhi di Marisa Gentile c’è tutta la sua storia: il dolore per la scomparsa del marito, le delusioni, le vessazioni subite, le lettere minacciose e le telefonate mute che come spade l’hanno trafitta … ma anche la speranza, ancora viva, che sia fatta finalmente giustizia, e la gratitudine nei confronti di tutte quelle persone che l’hanno aiutata e che l’hanno sostenuta in questa battaglia, i membri del comitato Davide Cervia in primis. Il suo è uno sguardo stanco ma vigile, è lo sguardo di chi non ha mai smesso di lottare e dopo ogni caduta si è rialzato; in fondo a quegli occhi c’è tutta la forza, la tenacia, e il coraggio di una donna che non si è mai arresa di fronte al muro di gomma che aveva davanti, che ha scavato in quel mare di bugie fino a trovare l’unica verità, la conferma di ciò che lei aveva sempre sospettato: Davide era stato rapito, con la complicità delle istituzioni che avrebbero dovuto proteggerlo. Tutte le bugie, i depistaggi, la disinformazione e i testimoni falsi, le imperdonabili leggerezze delle forze dell’ordine non erano casuali.

“Avevamo davanti degli inquirenti che non volevano indagare” (Marisa Gentile)

Colpiscono e spezzano il cuore le istantanee che ritraggono Davide insieme alla sua famiglia: la tenerezza del nido familiare e  la genuinità dell’affetto che li legava, ma soprattutto la rapidità improvvisa con cui Davide è stato sottratto a questo affetto. Incredibile e sconcertante è l’atteggiamento dei carabinieri che, sordi e impassibili anche di fronte all’evidenzia delle testimonianze, continuarono a perseguire la pista dell’allontanamento volontario, la crudeltà delle istituzioni che hanno ignorato per mesi le richieste di chiarimenti disperate della famiglia Cervia e la cattiveria dei media locali che li hanno bombardati con  false notizie e accuse ingiuste. Il documentario rivela i dettagli più inquietanti della storia e spiega il motivo per cui proprio Davide Cervia sia stato rapito, srotolando i particolari della sua specializzazione. Il film termina con i dovuti ringraziamenti e l’ennesima richiesta di verità e giustizia, che ancora non è stata esaudita.

Si apre il dibattito: a presentarlo è il consigliere comunale Paolo Trenta che ci tiene a precisare l’apoliticità dell’evento, difatti questa è una storia che interessa tutta la città di Velletri e di cui tutti i cittadini dovrebbero essere a conoscenza.

Il primo a prendere la parola è Vito Crimi, senatore del Movimento 5 stelle e membro del Copasir (Comitato per la Sicurezza della Repubblica). Queste sono le iniziative condotte dal Movimento 5 Stelle al livello nazionale in favore della causa di Davide Cervia che ha menzionato: un’interrogazione parlamentare di 20 pagine che riassumeva tutta la vicenda contro la richiesta di prescrizione presentata dai Ministeri della Difesa e della Giustizia per chiudere il processo civile sulle responsabilità delle istituzioni nel caso Cervia; la proiezione gratuita del film “Fuoco Amico” e un dibattito dedicato nella Sala dei Gruppi nel 2014 e la partecipazione massiccia al presidio organizzato dal Comitato Davide Cervia il giorno un cui si svolgeva l’udienza che sanciva se si sarebbe svolto o meno il procedimento che la famiglia Cervia aspetta da anni.

Il discorso di Crimi svela anche dei retroscena sul servizi segreti in Italia che spesso non sarebbero liberi di agire secondo coscienza perché subirebbero l’influenza di un “sottobosco di personaggi”, spesso ex agenti dei servizi segreti o comunque uomini d’affari molto potenti con interessi da proteggere ad ogni costo. Forse è proprio questo vincolo occulto, questo filo rosso che lega lo Stato e i servizi segreti ai grandi gruppi industriali, che ha ostacolato per tutto questo tempo il normale corso della Giustizia. Infatti il caso di Davide Cervia non è unico nel suo genere: ci sono stati altri episodi di tecnici militari scomparsi, o che volontariamente sono andati a prestare servizio nei paesi mediorientali, collegati alla compravendita internazionale di armi.

Proprio sul traffico illegale di armi il Movimento 5 Stelle ha intenzione di aprire un dibattito con una commissione d’inchiesta, che avrebbe gli stessi poteri della Magistratura e potrebbe accedere a documenti finora negati. Nel corso di questa indagine Crimi vorrebbe ricercare anche documenti collegati al caso Cervia, strettamente connesso con questo tipo di traffici illeciti.

Trenta passa il microfono a Marisa Gentile, che ringrazia tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del film, soprattutto il regista Francesco del Grosso e la produttrice Giulia Piccione, e rivolge un sentito ringraziamento anche al Movimento 5 Stelle:

“Abbiamo chiesto a tutti e solo il Movimento 5 Stelle ci sta dando una mano”

Poi si rivolge direttamente a Crimi con una richiesta precisa.

“C’è stata una grossa attività di un gruppo formato dall’ex ministro della Difesa Salvo Andò nel SISMI che per anni ha investigato, sarebbe interessante conoscere i risultati di questo lavoro”

Marisa esprime inoltre la volontà di rinunciare a un risarcimento economico, l’unico obiettivo di questo processo è la verità:

“Sono passati 25 anni ed è vero, sono tanti, ma noi abbiamo sempre detto che per anni abbiamo sempre cercato di indagare, di chiedere alle istituzioni di indagare, e se è passato così tanto tempo senza arrivare a nulla non è certo colpa della famiglia, ma delle istituzioni! E oggi non possono dire che si avvalgono della prescrizione perché se è passato del tempo è solo colpa loro. Noi abbiamo intentato questo processo contro i ministeri non per soldi, questo ci tengo a dirlo perché giovedì formalizzeremo questa nostra volontà di rinunciare al risarcimento. Vogliamo semplicemente che vengano esaminati i documenti che abbiamo raccolto in questi anni, documenti che attestano purtroppo che le istituzioni ci sono dentro con tutte le scarpe.”

Successivamente interviene Andrea Palladino, giornalista del FQ e autore di un libro sul traffico illegale di armi, che ricostruisce il quadro generale della situazione di Velletri nell’Italia degli anni ’90, evidenziando agganci e legami poco chiari tra le agenzie di dossieraggio (raccolta di dati e informazioni) e la politica locale e nazionale:

“Dovete sapere che in quel periodo, dal 1990 fino al 1993 più o meno, Velletri era una città dove la politica si faceva soprattutto attraverso dossieraggi, dove avevano ruoli molto importanti […] ad esempio c’erano viceprefetti in servizio al Ministero dell’Interno che facevano attività di dossieraggio in questa città. C’era un’agenzia di stampa, una tale Euritalia […] che aveva un’attività pubblicistica di dossieraggio che si occupava di Velletri […] proprio in quegli anni. Quindi c’era qualcosa di particolare che avveniva in questa città. Quante coperture può aver avuto un caso come quello di Davide Cervia su questo territorio? Poter arrivare a fare un finto censimento agricolo, arrivare a fare un appostamento, rapire una persona … queste sono cose che hanno bisogno di una copertura sul territorio, hanno bisogno di una copertura sul territorio anche per tutte le azioni di depistaggio successive: la procura che non aveva abbastanza personale per poter indagare, la stampa locale che amava raccontare altre storie … c’è stato un tessuto che in una piccola città nella provincia di Roma di 50 000 abitanti, ha permesso che potesse accadere quello che è accaduto.”

La produttrice Giulia Piccione ha ringraziato tutti i presenti e tutti coloro che hanno collaborato al film, e ha chiamato al telefono il regista Francesco Del Grosso affinché anche lui potesse fare un saluto.

I grandi assenti sono ancora una volta il Sindaco e gli assessori del comune di Velletri, che pur essendo stati invitati non si sono presentati. Paolo Trenta si è fatto portavoce delle scuse ufficiali di tutta la giunta, ma per la famiglia Cervia che per anni non ha mai ricevuto dalle istituzioni di Velletri il sostegno e l’assistenza che meritava, questa è l’ennesima offesa. L’unico consigliere passato a salutare la famiglia Cervia è stato Dario Di Luzio di Fratelli d’Italia, autore della mozione approvata recentemente al comune di Velletri che si propone di sostenere la famiglia Cervia con ogni mezzo disponibile. (inserire link mozione)

La serata si è conclusa con la cena presso l’associazione Ossigeno che ha disteso gli animi agitati dai racconti di tante ingiustizie, restituendo un po’ di serenità a coloro che si sono fermati a mangiare.

AGGIORNAMENTO: Giovedì 17 dicembre si è svolta presso il Tribunale di Roma  l’udienza istruttoria del processo sul caso del rapimento di Davide Cervia. La famiglia ha espresso formalmente la volontà di rinunciare a qualsiasi risarcimento economico, come era stato già preannunciato domenica. L’unico scopo di questo procedimento è la verità, e il diritto alla verità e alla giustizia non può andare in prescrizione. Presenti all’udienza anche i senatori del M5S Elena Fattori e Vito Crimi ( https://www.change.org/p/ministro-della-giustizia-e-ministro-della-difesa-la-verit%C3%A0-su-davide-cervia-non-lasciamo-cadere-il-silenzio-sul-rapimento-di-un-servitore-dello-stato#petition-letter )

Betty MammucariFB_IMG_1450473039595

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