Paolo Trenta sul “Salvataggio” della Velletri Servizi

Ieri si è svolto un lungo consiglio comunale sul “salvataggio” della Velletri Servizi, la società partecipata che gestisce molti servizi per il comune di Velletri ed in particolar modo la gestione dei tributi.

La Velletri Servizi SpA nasce dalla Azienda Speciale Velletri, una società comunale in cui nessuno dei vecchi politici si è mai tirato indietro dall’attribuirsene la proprietà.

Nella antica gestione l’Ente copriva per intero i costi della struttura rimpinguando mensilmente le sue casse.

Di fatto fu poi trasformata in SpA e ne fu modificata la gestione secondo criteri opinabili.

Le convenzioni dei servizi quasi tutte in perdita, e le riscossioni compensate attraverso un agio sull’incassato.

Viene da se che una società che ha, per legge, come unico cliente il suo proprietario, non ha modo di compensare le perdite attraverso una vera attività imprenditoriale e di conseguenza una inefficienza economica si ripercuote sulle casse comunali, ma è solo questione di tempo.

La normativa sulle società in house, (ovvero che forniscono i servizi in affidamento diretto) prevede che esse siano totalmente pubbliche, che possano fornire i servizi esclusivamente ai suoi soci (max il 20% del fatturato in esterno), e che vi sia su di esse un controllo analogo da parte dei soci.

La definizione di controllo analogo, vuole che l’Ente socio entri nel merito delle scelte strategiche della sua azienda e questo presuppone delle responsabilità di fatto nella sua corretta gestione.

Da una parte le convenzioni inadeguate, complice anche il dissesto finanziario che ha visto paradossalmente ritrattare anche i debiti dell’ente con le partecipate (altro paradosso contabile), complice anche la crisi economica che fa si che incassiamo il 50% dei tributi da parte dei cittadini, la società non è riuscita più a mantenere credibile il bilancio ed ha dovuto svelare un passivo di 300.000€ nel 2015.

Il codice civile prevede per le società che esauriscono il capitale sociale due possibilità: lo scioglimento o la ricapitalizzazione.

Tali concetti sono stati ribaditi nel nuovo Testo Unico delle partecipate (Legge Madia)

“La previsione di ripianamento delle perdite da parte del socio pubblico (c. 4) può quindi essere considerata un provvedimento adeguato solo ed esclusivamente se accompagnata da un piano di ristrutturazione aziendale dal quale si evincano chiaramente concrete prospettive di recupero dell’equilibrio economico delle attività.

E’ fatto quindi divieto (c. 5) alle amministrazioni di effettuare aumenti di capitale salvo perdite di oltre un terzo del capitale e la riduzione di quest’ultimo al di sotto del minimo stabilito – per le società per azioni e le società a responsabilità limitata che hanno registrato per 3 anni consecutivi perdite di esercizio ovvero che hanno utilizzato riserve per il ripiano di perdite anche infrannuali.

In deroga a quanto su esposto sono consentiti (c. 5) i trasferimenti straordinari alle

società, a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo

svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti, purché le misure siano previste in un piano di risanamento, approvato dall’Autorità di regolazione di settore ove esistente e comunicato alla Corte dei Conti che preveda l’equilibrio finanziario entro 3 anni.”

Chiunque può comprendere che lo scioglimento della società oltre al danno di collocare 90 famiglie per strada, avrebbe comportato un danno enorme per la città che si sarebbe trovata in uno stato di incassi “congelati” per quanto riguarda parcheggi e tributi, farmacie comunali ferme, affissioni e tutta una serie di servizi che avrebbe avuto si il presupposto di un danno erariale.

L’unica scelta possibile in questo momento era il ripianamento, con una seria pianificazione di crescita.

Personalmente il lavoro non mi ha consentito di partecipare al consiglio comunale, dove avrei voluto ribadire quanto ripetuto più volte da appena insediato.

Le responsabilità sono dell’amministrazione comunale che non ha svolto il controllo analogo e diretto la gestione nel modo corretto, trattando i rapporti con la sua “figlia” come se fosse una società qualunque, e ponendone ai vertici persone inadeguate, portandola oggi quasi alla chiusura.

D’altra parte non credo che vi sia una grande perdita economica, quello che versiamo oggi lo avremmo dovuto fare negli anni, in quanto la società si è sostenuta “trattenendo” (per sopravvivere) quello che invece avrebbe dovuto versare nelle casse comunali.

Tuttavia, questo modo di lavorare sempre sul filo del rasoio, senza risorse e senza gestione non ha consentito di ottenere quel grado di efficienza necessario per dare maggiore efficacia alle attività della Velletri Servizi, che si sarebbero tradotte in maggiori entrate per il comune e migliori servizi ai cittadini.

In poche parole oggi ci si crogiola di aver salvato la Velletri Servizi, e ce lo auguriamo tutti, ma nessuno dice che si poteva fare prima evitando di arrivare in situazione di emergenza.

Piuttosto abbiamo assistito ad una fuga dalle responsabilità, in un cortocircuito dove i dirigenti non firmavano le nuove convenzioni se non veniva approvato il bilancio, la cui veridicità dipendeva ovviamente dall’azione verso la società, dipendente dalle convenzioni.

Persino la mattina del consiglio comunale non avevano ancora apportato la firma alle convenzioni aspettando forse che venisse approvato il piano di ristrutturazione, che dipende dalle convenzioni stesse!!

Una fuga dove la dirigente alle partecipate fa un parere ai consiglieri comunali che non ha nulla di tecnico come prevede il TUEL, prima del consiglio sul bilancio, affermando che l’operazione è “pericolosa” per gli equilibri di bilancio.

consiglio comunaleIeri finalmente il consiglio comunale ha votato il piano di ristrutturazione, un consiglio comunale, in cui il centro destra ha cercato di barattare una quindicina di emendamenti abbastanza banali, di scopo esclusivamente politico, per ritardare e prendere per stanchezza l’altra parte, e di fatto allungando il consiglio di almeno 4 ore.

Non mi appartiene la frase “votate tutti i nostri emendamenti e votiamo a favore del piano” e poi di fatto uscire dall’aula senza assumersi alcuna responsabilità di votare contrariamente. E soprattutto non vi trovo alcuna credibilità, dopo aver fatto un esposto contro la società stessa, affermare di essere disponibili a votarne il piano di ristrutturazione.

Sarebbe stata una scelta combattuta, da una parte l’unica cosa giusta da fare per chi è in maggioranza.

Visto dall’opposizione sarebbe stato un voto contrario per ribadire la rabbia nel trovarsi all’ultimo giorno nella necessità di dover fare la cosa giusta e soprattutto costringere i consiglieri comunali ad assumersi la responsabilità con il proprio patrimonio per delle scelte sbagliate di cui non hanno colpa se non quella di essersi fidati dell’andamento gestionale.

Riguardo il piano industriale presentato non lo riteniamo sufficientemente dettagliato.

Un piano industriale si suddivide in analisi, strategie ed obiettivi.

L’analisi si limita quasi esclusivamente alle osservazioni del MEF del 2013, non aggiungendo una vera e propria autocritica settoriale delle carenze o potenzialità.

Le strategie non vanno a fondo nel dettaglio specifico delle soluzioni e così gli obiettivi non presentano degli step di avanzamento ben definiti.

Nonostante ciò esso contiene una sostanzaiale concretezza da cui iniziare un percorso di ricrescita di tutta la strutttura.

Non concordiamo con la soluzione di spostamento di sede nella ex palestra Pennacchi, a prescindere dalla sua funzione o meno di palestra, l’investimento per la ristrutturazione poteva essere evitato inizialmente ed inserito in una seconda fase al raggiungimento dei primi obiettivi di risalita.

Vi sono diverse strutture comunali utilizzabili, a partire dalla riorganizzazione degli uffici comunali, ad altri edifici praticamente inutilizzati come villa Bernabei.

Non concordiamo inoltre con l’intenzione di trasformare l’aera ex amore in parcheggio a pagamento, riteniamo che siano scelte da valutare e concordare politicamente e con i cittadini.

Non vediamo nel piano la presenza di obiettivi di miglioramento gestionale ai fini del monitoraggio e del controllo delle attività che sono necessari, nonostante ciò siamo fiduciosi che avverranno e saremo vigili affinchè accada.

il portavoce del Movimento 5 Stelle di Velletri
Consigliere comunale Paolo Trenta

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