L’incoerenza del Partito Democratico

Paolo Trenta

Spulciando in rete spesso si trovano interessanti spunti di riflessione.

E’ così che casualmente imbattutomi nel programma elettorale del Partito Democratico del 2013 (ovviamente non più esistente sul sito ufficiale del partito democratico), non ho potuto fare a meno di sorridere.

ELEZIONI POLITICHE PD del 2013

 

Inizia così:

 

Noi, cittadine e cittadini democratici e progressisti, ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto di società di pace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà. Vogliamo contribuire al cambiamento dell’Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, a un forte impegno del nostro Paese per un’Europa federale e democratica. Crediamo nel valore del lavoro, nello spirito solidaristico e nel riconoscimento del merito. Vogliamo sconfiggere ogni forma di populismo.

In nome di questi valori ispirati al Bene comune dell’Italia e per raggiungere questi obiettivi abbiamo promosso le elezioni primarie che il 2 dicembre 2012 hanno indicato il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani come il candidato dei democratici e dei progressisti alla guida del governo del nostro Paese.Ci candidiamo come alternativa politica e civica al lungo periodo berlusconiano, responsabile di aver lasciato un cumulo di macerie nel Paese e un contesto sociale gravemente deteriorato. I ripetuti scandali hanno sconvolto la coscienza civile del Paese e fatto crescere il distacco dei cittadini dalla politica. Si chiede giustamente un rinnovamento profondo, non di facciata. Non è solo una questione generazionale, ma si rende necessaria una rivoluzione morale e civica che deve penetrare in profondità la politica e i partiti. Questo è il vero rinnovamento che impone la piena attuazione dell’art. 49 della Costituzione che richiama la disciplina giuridica delle formazioni politiche.Oggi siamo noi i protagonisti del cambiamento e ne sentiamo la responsabilità. La politica non è tutta uguale. Vogliamo che i nostri rappresentanti siano scelti per le loro capacità e per la loro onestà. Chiediamo che i candidati al Parlamento rispettino gli impegni contenuti nella Carta d’Intenti e nel Codice etico che seguono:…Il nostro posto è in Europa. Noi collocheremo sempre più saldamente l’Italia nel cuore di un’Europa da ripensare su basi democraticheIn “casa” dovremo colmare la faglia che si è scavata tra cittadini e politica. Qui non bastano le parole. Serviranno i comportamenti, le azioni, le coerenze

 

Questo è solo il preambolo di un programma elettorale che si vanta di aver riconosciuto come premier Bersani per riavvicinare la politica ai cittadini attraverso le azioni e la coerenza!

Già qui, chiunque sorriderebbe. E’ bastato un soffio di vento per far sì che, prima letta e poi Renzi, disintegrassero la parola coerenza.

 

L’ undicesimo punto del programma del PD ribatteva il concetto di responsabilità in questo modo:

 

L’Italia ha bisogno di un governo e di una maggioranza stabili e coesi. Di conseguenza l’imperativo che democratici e progressisti hanno di fronte è quello dell’affidabilità e della responsabilità. Per questa ragione, nel momento stesso in cui chiamiamo a stringere un patto di governo movimenti, associazioni, liste civiche, singole personalità e cittadini che condividono le linee di questo progetto, vogliamo assumere insieme, dinanzi al Paese, alcuni impegni espliciti e vincolanti. Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a:

sostenere in modo leale e per l’intero arco della legislatura l’azione del premier scelto con le primarie;

affidare a chi avrà l’onere e l’onore di guidare la maggioranza, la responsabilità di una composizione di governo snella, sottratta a logiche di spartizione e ispirata a criteri di competenza, rinnovamento e credibilità interna e internazionale

Nemmeno qui servono parole, sarebbe solo infierire ricordando che il premier che è al governo non è quello scelto con le primarie , e che la composizione di governo non si è affatto sottratta a logiche di spartizione e che non brilla certo per competenza rinnovamento e credibilità.

Ma il pezzo forte viene nella sezione Democrazia:

 

Dobbiamo sconfiggere l’ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo al comando. E’ una strada che l’Italia ha già percorso, e sempre con esiti disastrosi. Per noi il populismo è il principale avversario di una politica autenticamente popolare. In questi ultimi anni esso è stato alimentato da un liberismo finanziario che ha lasciato i ceti meno abbienti in balia di un mercato senza regole….

La sola vera risposta al populismo è la partecipazione democratica. La crisi della democrazia non si combatte con “meno” ma con “più” democrazia. Più rispetto delle regole, una netta separazione dei poteri, una vera democrazia paritaria e l’applicazione corretta e integrale di quella Costituzione che rimane tra le più belle e avanzate del mondo.

…Sulla riforma dell’assetto istituzionale, siamo favorevoli a un sistema parlamentare semplificato e rafforzato, con un ruolo incisivo del governo e la tutela della funzione di equilibrio assegnata al Presidente della Repubblica

….la politica deve recuperare autorevolezza, promuovere il rinnovamento, ridurre i suoi costi e la sua invadenza in ambiti che non le competono

…. Serve una politica sobria perché se gli italiani devono risparmiare, chi li governa deve farlo di più. A ogni livello istituzionale non sono accettabili emolumenti superiori alla media europea.

…Riconoscere il limite della politica e dei partiti …. Tutto ciò dovrà essere messo in atto a cominciare dalle nomine in enti, società pubbliche e autorità di sorveglianza e da rinnovati criteri di selezione nelle funzioni di governo.

 

Risparmiando i punti sulla libertà, uguaglianza, lavoro e diritti degli individui, ritengo ci siano elementi sufficienti per chiedere agli elettori del Partito Democratico per quale motivo si sentano rappresentati da questo governo e soprattutto dal suo Presidente del Consiglio nonchè segretario del partito.

 

Colui che della incoerenza ne ha fatto un caposaldo, voglio citare alcune frasi:

 

La rottamazione non significa fare a meno del passato – ha ribadito il sindaco di Firenze – Significa mandare a casa questi politici che da vent’anni sono sempre li’ 

non voglio prendere il posto di Letta”, “faccio un altro mestiere”, “non mi interessano le poltrone”, “mi occupo di altro”, “il governo deve fare la sua strada” , “Io a Palazzo Chigi? E chi me lo fa fare? Ci andrò passando solamente dalle urne, e non dagli inciuci di Palazzo” , “Letta è un amico”, diceva “e agli amici si deve lealtà, questo è il valore più grande

…Non farò il segretario del PD. Credo di essere il meno adatto”. “Non faccio il segretario di partito per non entrare in collisione con Letta

…i cittadini apprezzerebbero di più i sacrifici se ci fossero più sacrifici da parte dei politici. La gente vive difficoltà che conosciamo, c’è la grande riforma delle pensioni, ce ne saranno altre, perché si va a liberalizzare, quindi si va a togliere dei privilegi a determinate categorie, ma i primi che devono togliersi i privilegi sono i parlamentari stessi

 

Le citazioni potrebbero proseguire fino alla noia, questo per porre all’attenzione che della coerenza desiderata e votata dal PD, grazie a Matteo Renzi, non ne è rimasta traccia.

Come pure non viene sconfitto, anzi promosso, un uomo solo al comando, grazie alle alleanze trasversali, ispirate a logiche di spartizione, che attua, attraverso un combinato tra Riforma Costituzionale e Legge Elettorale, i piani della JP Morgan, iniziati da Rinascita Democratica della loggia massonica P2 di Licio Gelli a cui partecipava anche Berlusconi :

 

perchè la democrazia è un inciampo e le Costituzioni democratiche uscite dal Dopoguerra, soprattutto quelle del sud Europa (come scrive il rapporto di JP Morgan del 2013) sono un intralcio per il decisionismo del potere centrale e al funzionamento dell’economia.

 

E che la democrazia sia in discussione lo dimostra il fatto che il combinato tra legge Elettorale e Riforma Costituzionale portano alle seguenti osservazioni:

la legge elettorale può dare una maggioranza del 54% di seggi ad un partito che ha preso il 21% di voti ed i restanti seggi sono di fatto nominati e non eletti – modifica le elezioni del Presidente della Repubblica, sottoponendolo alla Camera dei Deputati, quindi al Governo e al Presidente del Consiglio – toglie il potere di controllo al Senato i cui Senatori inoltre, non rappresentano più la Nazione – Il Senato diventa una entità liquida e di continua variazione di consiglieri regionali e sindaci nominati dai partiti – riduce la sovranità del popolo impedendogli di eleggere il Senato della Repubblica e portando i referendum da 50 a 150mila firme – toglie competenza alle regioni su quelle materie definite strategiche, che invece gravano sulla salute e la vita dei cittadini e dovrebbero essere legate alle diversità territoriali – la magistratura e la corte costituzionale non sono più totalmente indipendenti dal governo…

Perchè gli elettori del PD, se sono gli stessi del 2013, acconsentono che tutto ciò accada?

#IODICONO

 

Paolo Trenta

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