Italia 2014: Guerra di specie.

In questo preciso momento, in Italia, la culla del Rinascimento che fu, la terra che dovrebbe essere del sole e della cultura, vede consumare al suo interno una spietata guerra. Persino lo splendente astro di cui tanto ci vantiamo all’estero, per uno strano scherzo meteorologico, da circa un anno, anch’esso sembra essersi allontanato da questa tormentata nazione, come a voler rimanere alla finestra, attendendo giorni migliori; volgiamo verso una sera che, ahimè, non è di foscoliana memoria, per nulla “sì cara” essa viene, benché sempre vagar ci fa’ co’ i nostri pensieri, e, di sicuro, quello “spirto guerrier ch’entro” ci “rugge”, più non dorme.

Chete, troppo a lungo, son state le due anime che, inevitabilmente, vanno a contendersi questa terra: l’antica, rurale, ossequiosa anima servile, contrapposta alla moderna, lungimirante, socialmente identitaria anima libera. L’appartenenza all’uno, od all’altro gruppo, contrappone non semplicemente due filosofie sociali, ma due diverse specie umane, distanti tra loro, ed inconciliabili.

 

“Non è la specie più forte che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più ricettiva ai cambiamenti”, diceva Charles Darwin; eppure, oggi, in Italia, la “vecchia” specie è tanto forte che, nonostante non si sia adattata ai cambiamenti del mondo esterno (mai adatta sarà), e nonostante i feroci ed inevitabili attacchi della “nuova” specie, essa rimane così mastodontica, così articolata, così rivivificante che, grazie a continui colpi delle sue infinite code, mantiene saldamente la cima della piramide. Un’idra. O, meglio, una piovra.

“Non serve più fare la guerra allo Stato. Basta usare le leggi che ci sono e costringere il potere centrale a farne delle nuove su misura per noi e per i nostri interessi. Non più meschine velleità di separatismi intrisi di bassa politica e di modesto affarismo, ma reale autonomia da ogni potere, che ci consenta di diventare il territorio più intoccabile del nuovo potere finanziario, la capitale della nuova economia”. Tano Cariddi (Remo Girone) – “La piovra”, 1984.

30 anni sono passati da questo profetico avvertimento, per la regia del Maestro Damiani. In questi 30 anni, la specie “piovra”, figlia delle numerose specie “proto-piovre”, generate negli ultimi secoli, ha potuto insediarsi e riprodursi, adattarsi ed affermarsi. Nasce e si sviluppa, dunque, la cultura sociale della mafia; un modo di vivere servile, dove la persona comune è assoggettata al padrone-vassallo col posto statale, a sua volta assoggettato al lobbista-ricco feudatario, il quale risponde al controllo dell’unico imperatore-padrino. Si vive bene, in fondo: c’è una briciola per tutti, purché non vedano, non sentano, non parlino. Una totale abnegazione dell’esistenza, in cambio di una vita simile a quella della batteria in un allevamento intensivo di pollame.

“Finché c’è lui, si mangia” – Ruby.

Ma il mondo è cambiato. L’informazione viaggia alla velocità della luce. Con pochi gesti si arriva a portare i propri occhi e le proprie orecchie in posti che, durante gli anni d’oro della piovra, erano inaccessibili. La luce dell’opportunità rompe il buio del non più cieco servitore della gleba. Alcuni cuccioli di piovra si adattano, dunque, a questa nuova era, cambiando forma; sono gli esemplari della specie “nuova”: normalmente di età giovane od adulta, è tutta la vita che provano ad emergere, ad avere una emancipazione dal padrone-vassallo; hanno filtrato e sedimentato idee politiche diverse tra loro, ma pur sempre delle idee, spesso contemporaneamente buone; vedono oltre la briciola che gli viene offerta in cambio dell’anima, capiscono che una società sana, è una società dove la ricchezza è ripartita equamente e meritocraticamente, e non può essere appannaggio di uno, o pochissimi eletti, unti dal Signore. Costoro si uniscono, sono più numerosi di quanto pensassero, e cominciano a scalare quella piramide così irta, così scoscesa, da cui è facile scivolare, per ritrovarsi, di nuovo, sottomessi.

Ciò comporta dei fisiologici atteggiamenti della specie dominante, che vuole mantenere la cima della piramide, ed assicurarsi altri decenni di incontrastato e statico controllo; il più ovvio di questi atteggiamenti è il cosiddetto “specismo”: il termine compare per la prima volta nel 1970 in un opuscolo contro gli esperimenti sugli animali scritto dallo psicologo Richard D. Ryder, ed è un tema caro a coloro che scelgono, oggi, di non mangiare altri esseri viventi. Nell’opuscolo Ryder sosteneva che il tentativo di ottenere benefici per la specie umana attraverso l’abuso di individui di altre specie è «semplicemente specismo e come tale si basa su ragioni morali egoistiche piuttosto che su ragioni razionali». – Richard D. Ryder, “Speciesism Again: the Original Leaflet”.

Nella nostra guerra tra specie, ciò si traduce negli atteggiamenti di totale disinteresse nei confronti della specie “nemico”, ed ecco che vengono a verificarsi quei casi che appaiono così incongruenti: esponenti politici donne, come Boldrini e Bonino, da sempre in prima linea sul tema femminista e contro la violenza sulla donna, che non muovono una sola parola contro lo schiaffo che Stefano Dambruosio (Scelta Civica) rivolge a Loredana Lupo (Movimento 5 Stelle); semplicemente, quest’ultima, non entra a far parte del gruppo dei “simili”, ma dei “dissimili”, ed è vittima di specismo, ergo non degna di attenzione da parte della specie dominante.

“I razzisti violano il principio di uguaglianza attribuendo maggior peso agli interessi dei membri della propria razza qualora sussista un conflitto tra i loro interessi e gli interessi di coloro appartenenti ad un’altra razza. I sessisti violano il principio di uguaglianza favorendo gli interessi del proprio sesso. Allo stesso modo, gli specisti permettono che gli interessi della propria specie prevalgano sugli interessi superiori dei membri di altre specie. In ciascuno di questi casi lo schema è identico.” – Peter Singer, “Animal Liberation”.

Ciò, puntualmente, in modi diversi ma con gli stessi principi, si verifica ad ogni contatto tra i due poli. La piovra, in particolare, non accetta il cambiamento, ed è disposta a tutto, anche a fagocitare i propri figli “dissimili”; nonostante non si adatti a questo mondo, e non lo capisca, nega di essere un negativo simbolo di antiquatezza e, anzi, si batte per regalare altri decenni di sofferenza alla propria prole. E’ troppo articolato e ramificato il suo rapporto con questo Paese; ha troppe radici, profonde. Chi la combatte è giovane, ha negli occhi la fiamma della vita, fiamma che gli dona passione, rabbia, lungimiranza, voglia di vivere davvero. Vede un futuro migliore per tutti, anche per la “vecchia” specie; al contrario di quest’ultima, è in grado di concepire una società equa, meritocratica, onesta, basata sulla fiducia reciproca. Gli manca la forza, ma ha dalla sua parte l’adattabilità in un mondo che, presto o tardi, dovrà cambiare.

La guerra tra specie è, dunque, in corso; da una parte c’è l’Homo Civilis, dall’altra l’Homo Mafiosus. Tu, a quale specie appartieni?

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