Interrogazione mancata sullo SPRAR

rifugiatiLa nostra interrogazione sul proseguimento del progetto SPRAR non si è potuta discutere in consiglio comunale per l’assenza dell’assessore preposto. Ringraziando l’assessore per la considerazione, provvediamo dunque nel pubblicare l’intervento che avremmo esposto nell’attesa della risposta scritta richiesta durante il consiglio.

Il 5 giugno 2014 la dott.ssa Menichelli provvedeva a comunicava a tutti i consiglieri attraverso una dettagiata cronistoria della vicenda SPRAR, che il Ministero dell’Interno aveva autorizzato la novazione soggettiva, richiesta in quanto la procedura utilizzata violava le indicazioni dell’AVCP sulle collaborazioni con i soggetti del terzo settore, e che si era dato avvio alla procedura di gara per l’affidamento dei servizi SPRAR, ed il bando sarebbe stato pubblicato il giorno successivo.

Nelle considerazioni finali il Segretario Generale elogia la procedura evidenziando il fatto che una rinuncia totale avrebbe esposto l’ente ad azioni di responsabilità da parte della Magistratura e che il ripensamento è previsto ed obbligatorio per rispetto dei principi comunitari di garanzia della concorrenza, tutela della trasparenza e par condicio negli affidamenti.

Belle parole! Ma la rinuncia al fondo è prevista ,e ne fa esempio il comune di Portici il cui Sindaco dopo essersi reso conto di non aver fatto una procedura ad evidenza pubblica e che la struttura scelta non era agibile ha fatto dietro front.

Ricordiamo cosa dice l’AVCP: “… Gli enti pubblici stabiliscono forme di collaborazione con le organizzazioni di volontariato avvalendosi dello strumento della convenzione Il decreto stabilisce, altresì, che ai fini della preselezione dei soggetti ai quali affidare l’erogazione di servizi sociali, i comuni devono valutare i seguenti elementi: (formazione, qualifica ed esperienza ) L’aggiudicazione dei servizi deve avvenire sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa, … ed ancora.. ” Nel d.P.C.M. 30- 03- 2001 è previsto che i comuni stipulino convenzioni con i fornitori iscritti nell’elenco regionale privilegiando le procedure di aggiudicazione ristrette e negoziate nel rispetto dei principi di pubblicità e trasparenza dell’azione della pubblica amministrazione e di libera concorrenza tra i privati. In tale ambito le procedure ristrette permettono di valutare e valorizzare diversi elementi di qualità che il comune intende ottenere dal servizio appaltato utilizzando il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Questi sono i punti chiave non rispettati e che continuano a non essere rispettati nonostante il bando emesso.

Partiamo intanto dal presupposto che tutta l’operazione ha avuto un iter politicamente sbagliato che a nostro parere non doveva essere avallato dal segretario comunale.

Nella presentazione dell’avviso pubblico del Comune si legge “… il Comune di Velletri, in armonia con l’indirizzo politico orientato alla solidarietà alle vittime di persecuzione e nel rispetto della Delibera GC n. 90 del 8.05.2014, intende individuare il soggetto attuatore del progetto autorizzato dal Ministero…“. Ebbene ci risulta che dare gli indirizzi politici non spetti alla Giunta Comunale, bensì al Consiglio Comunale.

Il Consiglio Comunale, al pari del Sindaco, viene eletto direttamente dai cittadini ed, oltre a questo, per espresso dettato legislativo (art. 42 T.U.E.L.) “è l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo”, rivestendo, quindi, una funzione di primaria importanza.

Svolgere la funzione di “indirizzo” dovrebbe, nel concreto, significare che il Consiglio Comunale dovrebbe “dettare” le modalità di comportamento politico-amministrativo nella generalità dei casi e, specialmente, nella definizione degli atti fondamentali riservati alla sua esclusiva competenza. Per poter dettare tali comportamenti dovrebbe, dunque, “partecipare” alla formazione delle volontà fin dal sorgere delle esigenze di comportamento politico-amministrativo, se non si vuole che la funzione di indirizzo rappresenti una mera imputazione formale.

Seppure la voce servizi sociali rientri nelle linee programmatiche dell’Amministrazione esse non includevano di certo l’adesione al progetto SPRAR la cui intenzione di partecipazione sarebbe di certo dovuta essere stata deliberata dal consiglio comunale prima di istituire un bando di selezione dell’Ente attuatore e come altri comuni hanno fatto un bando di selezione dei locali idonei .

E lo stesso consiglio comunale avrebbe dovuto deliberare come da indicazioni del Ministero la convenzione con il soggetto attuatore in quanto gli affidamenti di attività o servizi mediante convenzione sono di competenza del Consiglio Comunale come cita l’art 42 del TUEL. Nella vicenda SPRAR non vi è stato alcun coinvolgimento del Consiglio Comunale.

Mentre però nel manuale delle linee guida al contributo SPRAR, sussiste l’obbligo, non rispettato, di stipulare la convenzione con l’eventuale ente attuatore entro i 60 giorni dalla comunicazione dell’ammissione al contributo da parte del Ministero. Tornando alla preselezione dei soggetti…rispetto di pubblicità, libero mercato..offerta economicamente più vantaggiosa… Non essendovi stata alcuna preselezione, l’Ente decide per una novazione soggettiva facendosi autorizzare dal Ministero.

Su questa richiesta vi sono alcune considerazioni da fare, il testo riporta “…Considerando che è imminente l’avvio della struttura..si richiede..l’autorizzazione ad una novazione soggettiva(sub specie il cambio del soggetto attuatore così come pure dell’equipe multidisciplinare, ferme restando le qualifiche professionali indicate.”.

Imminente l’avvio di quale struttura? Il progetto indicava i Colli dell’Acero e nessuna variazione di sito risulta inviata al Ministero, ma noi sappiamo che La Casa della Solidarietà ha affittato la Villa in Via Morice (anche essa non regolare per l’utilizzo ) sulla quale il proprietario stava approntando i lavori per la regolarizzazione. Cosa che nella comunicazione al Ministero a firma della dirigente è del Sindaco è stata omessa.

Nel consiglio comunale del 19 maggio avevamo mostrato i nostri timori sull’ente attuatore, vi avevamo detto che faceva parte di un gruppo di cooperative legate all’arciconfraternita di S. Trifone e alla Cascina, noti su tutto il territorio nazionale per la loro egemonia sulla gestione delle mense e dei centri di immigrazione. Noti per riuscire ad avere spesso affidamenti diretti grazie ad agganci politici, Noti per non essersi sempre comportati proprio in maniera trasparente.

E noti anche a questa amministrazione, perché non è stato difficile trovare che la Domus Caritatis partecipò ad una gara con questo comune nel 2010 e fu esclusa insieme ad altre 2 cooperative per aver presentato il medesimo progetto, e l’ultimo contatto fu nel febbraio 2013 quando la Domus Caritatis perse il ricorso, pochi mesi prima della delibera sullo SPRAR.

Mi direte Domus Caritatis non è la Casa della Solidarietà, ma a suo tempo vi dissi che gli amministratori sono gli stessi e lo dimostra il fatto che la casa della solidarietà risponde alla comunicazione di novazione soggettiva a questo ente con la carta intestata della Domus Caritatis!!!

Se tutto ciò non è una colpa, è però un ottima motivazione per non affidare direttamente un servizio in questa modalità.

Nello stesso consiglio comunale vi dissi che il movimento 5 stelle voleva un progetto per l’integrazione, ma che fosse a favore delle persone deboli e per questo saremmo rimasti a guardare.

Ebbene purtroppo non siete andati oltre le aspettative, il bando che è stato prodotto sembra essere un aggiustatutto, sembra fatto appositamente per legittimare l’attuale ente attuatore o uno del suo gruppo, e con un colpo da maestro aggiusta anche l’immobile di Via Carlo Angeloni che non era stato inserito nel progetto perché non in regola e che era fuori tempo limite per la sua variazione. Tant’è che la casa della solidarietà, nonostante fosse stata revocata dall’incarico l’8 maggio, il 19 maggio fa richiesta di autorizzazione sanitaria attraverso il comune alla ASL per una struttura socio assistenziale destinata a centro SPRAR.

Ricordatevi i principi per i quali si è ritenuto necessario un bando per la novazione soggettiva: rispetto di pubblicità, libero mercato..offerta economicamente più vantaggiosa…

Ora ditemi dove sono rispettati questi principi in questo bando:

Al punto 1 si legge :”Non trattandosi di attività con fini di lucro, non è prevista la presentazione dell’offerta economica, ma la rimodulazione del piano dei costi… …Il Costo totale del progetto complessivo (costi diretti + costi indiretti) è immodificabile...”

Questa definizione è una forzatura e non ha senso: per consolidata giurisprudenza l’assenza di fini di lucro non esclude che le associazioni di volontariato o le cooperative possano esercitare una attività economica, ed inoltre, impatta totalmente con la motivazione per la quale tale bando è stato istituito, ovvero le argomentazioni dell’AVCP che richiedono il criterio dell’offerta più vantaggiosa, trattandosi inoltre di finanziamenti pubblici pagati con i soldi di tutti compresi i cittadini veliterni.

E nel manuale della rendicontazione dello SPRAR è assolutamente prevista sia la rimodulazione totale che del costo complessivo.

Anche i criteri di valutazione del bando sembrano del tutto sbilanciati sulla esperienza nel settore e sulla quantità centri aperti e di personale assistito negli ultimi 10 anni (come se le persone fossero dei numeri), eliminando a priori le realtà più piccole e locali, mentre il bando del ministero è molto meno limitativo in tal senso.

L’aver bloccato le figure professionali, ed il blocco economico delle voci spese generali di assistenza e dei servizi per tutela di fatto impongono troppi paletti per definirlo un bando che si pone sul libero mercato. Involontariamente avete bloccato il bando sul DNA della Casa della Solidarietà.

E ve lo confermano le domande che una societa che evidentemente fa questo mestiere seriamente pone sul bando, vi dice che alcune delle voci immodificabili sono inidonee, che alcune sono palesemente impossibili, addirittura vi cito scrive: “Tale cofinanziamento appare poco realistico anche per enti caritatevoli, a meno che l’ente locale non abbia valorizzato una propria mensa”, vi dice che l’alfabetizzazione a costo 0 è improponibile e vi dice che il blocco delle figure professionali e la voce servizi di tutela a 0 impedisce la partecipazione ad un nuovo ente gestore che ha una rete diversa da quella individuata inizialmente!! e questo va palesemente in contrasto con i principi per i quali il bando è stato posto in essere!! Inoltre vi fa notare, motivandolo, che la scelta di una struttura collettiva non è idonea ad un progetto integrativo.

Ora ovviamente ci aspettiamo tutti delle risposte plausibili e convincenti e vi ricordo che tutto questo è accaduto perché non si è voluto rispettare un iter trasparente e legale che avrebbe assicurato il migliore progetto al migliore costo.

Come nel 2010 si è deciso di annullare la gara delle cooperative che facevano il gioco delle 3 carte si sarebbe dovuto dimostrare lo stesso polso, e rinunciare a qualcosa fatto male per non trovarsi complici di una organizzazione che lucra sulla pelle delle persone più deboli.

Invierò a questo consiglio i link alle varie informazioni che si trovano in rete su questa organizzazione ma vi leggo questo estratto di repubblica del 2012, che definisce i Manager di Dio: “La Domus Caritatis a Roma ha in appalto 8 dei 13 centri aperti dal Comune per l’emergenza Nord Africa Vicina al cardinal Ruini e a Comunione e Liberazione, l’Arciconfraternita è legata al ras della ristorazione, la società La Cascina – che riforniva mense scolastiche ed ospedaliere di mezza italia, la buvette del Senato e anche i buoni pasto Break Time – che già nel 2003 fin’ al centro di una inchiesta. Gli appalti per i centri la Domus Caritatis li riceve direttamente dal Governo..Perchè?”

Colpisce il fatto che se questa amministrazione avesse veramente voluto partecipare al bando SPRAR, avrebbe potuto coprogettare con le associazioni presenti sul territorio o con le associazioni che da anni operano nel settore un progetto veramente degno di questo nome e non semplicemente fare da tramite nell’inoltrare il progetto al Ministero dell’Interno.

E’ l’Ente ad essere responsabile nei confronti del Ministero dell’Interno ed è all’Ente che viene attribuito il progetto, non alla cooperativa.

Con la strada che invece il Comune di Velletri ha scelto, si lascia carta bianca ad una Cooperativa di gestire un progetto del valore di milioni di euro come meglio crede senza nemmeno cogliere l’occasione di partecipare, magari prevedendo la possibilità di accrescere le capacità e le competenze locali in materia di tutela dei rifugiati.

Comunque vadano le cose con questo modo di fare il Comune ha perso una ENORME occasione di partecipare attivamente all’accoglienza di queste persone decidendo di lasciare carta bianca alla cooperativa. Si sarebbero potute prevedere dei fondi per delle borse lavoro per gli studenti universitari, la possibilità di insegnare italiano agli stranieri ecc ecc .

La cosa importante da capire è che non basta aprire un centro per fare integrazione, ma che per far si che l’accoglienza funzioni c’è bisogno di servizi sul territorio, di informazione (che è completamente mancata ), di imprese disponibili a offrire possibilità di impiego a queste persone perché lo scopo di un centro SPRAR non dovrebbe essere quello di perpetuare delle dinamiche di dipendenza, ma di spingere le persone accolte a integrarsi socialmente e lavorativamente nel territorio in cui sono accolte.

Questo non si può lasciare alla mercé di una cooperativa privata che, per quanto impegnata nel sociale, non è responsabile a nessun titolo nei confronti dei cittadini.

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