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Biogas, Bio-business

biogas2 Forse non tutti sanno che nella nostra città sussiste un progetto di un impianto di smaltimento a biomasse e che l’8 agosto tale progetto è stato reso pubblico per la richiesta di VIA (Valutazione Impatto Ambientale), ovvero l’ultimo ostacolo alla sua realizzazione.

Tale impianto dovrebbe smaltire 30.000 tonnellate di FORSU (la frazione organica della raccolta differenziata) e di cippato (la macinatura delle potature).

Il materiale in ingresso viene “digerito” da una prima fase anaerobica (in assenza di ossiggeno) nella quale viene prodotto gas metano, e rilavorato in una seconda fase aerobica che produce un ammendante compostato misto (ACM) che viene utilizzato in agricoltura e floricoltura come terriccio concimato. Il gas prodotto alimenta 3 generatori che producono un megavatt di energia elettrica che viene immessa in rete.

Detto così sembra la perfetta quadratura di un cerchio sostenibile.

Eppure abbiamo grandi, enormi perplessità sulla sua reale utilità per la nostra comunità.

Partiamo dalla necessità.

Nel 2013 abbiamo prodotto 1.358 tonnellate di umido e circa 22.000 tonnellate di non differenziato. Ipotizzando che il 30% del peso del rifiuto non differenziato sia umido, possiamo supporre che l’attuale produzione della città si aggiri tra le 7-8.000 tonnellate di FORSU. Obiettivo del corretto ciclo dei rifiuti dovrebbe essere la riduzione degli stessi e su un territorio come quello veliterno, dove la metà della popolazione è in campagna, è verosimilmente semplice ridurre del 50% la raccolta dell’umido grazie all’uso obbligatorio di compostiere domestiche.

Per una necessità di 5.000 tonnellate di umido noi progettiamo un impianto di 30.000 tonnellate!

Cerchiamo di comprendere il perchè di questa dismisura.

L’impianto, con la scusa di dare una soluzione al problema rifiuti di zona, si trasforma in un grande business per chi lo costruirà e gestirà, infatti non disponendo la Volsca Ambiente SpA (società interamente pubblica) di 20 milioni di euro per affrontarne la costruzione farà entrare un privato in partecipazione almeno al 40%. Tale privato finanzierà la costruzione dell’impianto che dal preventivo del progetto sembra aggirarsi sui 20 milioni di euro, (cifra incomprensibilmente alta sulla base di ricerche in rete sembra che dovrebbe costare meno della metà) investimento che dovrebbe rientrare entro pochi anni grazie agli incentivi. La dimensione <1 Megawatt infatti è strategica proprio per recepire gli incentivi e per evitare la Valutazione di Impatto Ambientale.

Invece questo impianto non è riuscito ad evitare la VIA perchè i suoi presupposti vanno al di fuori di quelle che sono le indicazioni Nazionali e Regionali per la sua ubicazione.

Infatti le attenzioni progettuali richieste sono:
– che sia distante almeno 500 metri dai fabbricati.
– che non sia in prossimità di coltivazioni di pregio (DOC,DOP, colture biologiche)
– che sia di facile accesso alla Viabilità pesante
– che sia in area industriale dismessa
– che sia in vicinanza di elettrodotti, depuratori, altri impianti di trattamento rifiuti
– che non sia in area soggetta a vincoli paesaggistici o archeologici

ebbene il nostro impianto risponde all’esatto contrario di tutto ciò.

Va considerato che un impianto di tali dimensioni non è un campo di fiori profumati, oltre all’odore sgradevole che si produce nelle sue vicinanze (probabilmente il male minore in questo caso), la combustione del gas prodotto, rispetto al gas naturale, immette nell’aria una serie di agenti inquinanti, microparticelle (<PM10), ossidi di azoto (un impianto da 1Mw ne immette in aria circa 8-12 tonn annue), oltre ad una enorme dispersione di energia termica. L’impianto inoltre deve sempre lavorare a massimo regime 24 ore su 24 in quanto la resa del biogas è notevolmente inferiore a quella del gas naturale.

La impossibilità di “certificare” quanto viene immesso nel digestore (non sappiamo cosa ci può essere nei sacchetti dell’umido provenienti inoltre da paesi diversi) ci da come conseguenza la impossibilità di certificare quello che esce, difatti non possiamo considerare il “compost” un concime biologico.
Al contrario, ritroveremo facilmente le sostanze inquinanti o i conservanti contenuti nei cibi, nel nostro digestato.
Pare che in Germania, leader in Europa per il biogas, affiorino delle perplessità. C’è anche chi ha ipotizzato che le contaminazioni da e.coli che hanno paralizzato il mercato dell’ortofrutta continentale qualche anno fa fossero state causate dalla diffusione di digestati da biogas non proprio “puliti”. Se gli scarti non rimangono nelle aziende e cominciano a viaggiare, controllarli diventa molto difficile. Per ora nessuno ha smentito queste tesi, ma basti dire che la Svezia, altro Paese all’avanguardia da anni, obbliga a pastorizzare i liquami in ingresso e i concimi in uscita dalle aziende per evitare contaminazioni. Forse non è nemmeno un caso che la Regione Emilia Romagna nelle sue linee guida abbia vietato gli impianti a biogas nei territori dove si produce il Parmigiano Reggiano. È un pericolo che andrà approfondito, ma non osiamo pensare cosa potrebbe succedere se s’inizieranno a utilizzare senza controlli i rifiuti urbani umidi.

Il computo degli agenti inquinanti inoltre deve essere allargato alla movimentazione dei mezzi di trasporto che si sposteranno da Roma e provincia per conferire a lazzaria e questo genererà tutti i problemi di un traffico di mezzi pesanti e meno pesanti in una zona che fino ad ora ha conosciuto quasi esclusivamente trattori ed aratri.

Vogliamo poi parlare del rischio di inquinamento delle falde acquifere in una zona molto vicina alla fonte carano che alimenta la città di Aprilia, e del consumo idrico in una città che vive di problemi idrici da decenni?

Insomma una situazione molto delicata che avrebbe avuto necessità di una norma più restrittiva che garantisse davvero una filiera corta dando maggiore attenzione alla localizazione e dimensione degli impianti.

Impianti a KM 0 adeguatamente dimensionati e possibilmente aerobici, questi si che vanno incontro alle esigenze dei territori e dei cittadini garantendo qualità e sostenibilità economica ed ambientale.

Nel progetto non sono state analizzate soluzioni alternative possibili, non vi è stata alcuna consultazione dei cittadini, e come al solito si pubblicano le cose in pieno agosto quando l’attenzione del pubblico è minore.

NO GRAZIE, non è questo quello di cui abbiamo bisogno.

Movimento 5 Stelle Velletri


 

LINK

http://www.eco16.it/2013/04/biogas-o-bioprofitto.html

http://www.aamterranuova.it/Ambiente/Biogas-e-co-digestione-rischio-contaminazione

http://gruppodistudioambientesalute.wordpress.com/2012/10/19/biogas-rischi-per-la-salute-da-clostridium-botulinum/

http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/09/la-germania-si-pente-del-biogas.html

http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2014/01/la-germania-sgonfia-il-biogas.html

http://www.ruralpini.it/Commenti20.09.12-Biogas-emissioni.htm

http://www.cronachemaceratesi.it/2012/08/29/il-disastro-annunciato-delle-centrali-a-biogas/230482/?refresh_ce

 

 

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